La Biodinamica


“non ereditiamo la terra dai nostri padri, la prendiamo in prestito dai nostri figli”

(proverbio Nativi Americani)

 

Che cos’è l’agricoltura biodinamica

Fin dall’acquisizione della proprietà abbiamo coltivato i vigneti con metodo biologico e dopo pochi anni siamo passati all’agricoltura biodinamica, seguendo gli insegnamenti di Rudolf Steiner, filosofo tedesco che nel 1924 in una serie di conferenze a Koberwitz (Polonia) intitolate “Impulsi Scientifico Spirituali per il Progresso dell’Agricoltura”, diede vita a questa meravigliosa pratica e filosofia agricola.

I principi dell’agricoltura biodinamica

I tre principi della biodinamica sono:

  1. mantenere ed aumentare la fertilità della terra;
  2. rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti;
  3. produrre alimenti di qualità più alta possibile.

La Biodinamica è un passo ulteriore rispetto all’agricoltura biologica, infatti non solo esclude l’uso di prodotti chimici di sintesi, ma grazie ai suoi preparati, in particolare il 500 (corno-letame) e 501 (corno-silice), insieme a tutti gli altri preparati da compost 502 (Achillea)

503 (Camomilla) 504 (Ortica) 505 (Quercia) 506 (Tarassaco) 507 (Valeriana), cerca di rigenerare il terreno aumentandone la fertilità biologica affinché le piante trovino un ambiente vitale in cui vivere. Ricordiamo infatti che, più delle caratteristiche chimico-fisiche di un suolo, è proprio la fertilità biologica, ovvero la buona presenza di sostanza organica, humus, microrganismi, lombrichi, insetti e tutta la miriade di specie viventi che popolano il suolo e si connettono con le radici delle piante, a garantire il benessere dell’intero agro-ecosistema e fornirci frutti sani e intimamente legati al territorio come vedremo specialmente nel caso della vite. Inoltre, come ogni buona pratica agricola, il metodo biodinamico poggia sull’incremento della biodiversità aziendale, la rotazione delle colture, l’osservazione delle fasi lunari per le diverse operazioni (semina, potatura, ecc…), l’utilizzo di compost per la concimazione e l’uso di soli prodotti di origine naturale per la difesa delle colture dalle varie fitopatie.

Viticoltura biodinamica

In Agricoltura Biodinamica le piante sono considerate nel contesto complessivo della natura e delle energie che ricevono dalla terra e dall’aria, dalla pioggia e dal vento, dalla luce e dal calore, dal sole e dalla luna, dai pianeti e dalle stelle, insomma le piante vivono in un microcosmo, ma fanno parte del sistema cosmico. Se questi fattori sono armonicamente bilanciati, la pianta cresce in salute e rigogliosa fino al suo massimo potenziale, e dona un alimento buono, ricco di sapori e sano. Infatti, nella visione olistica biodinamica dove l’azienda agricola è considerata un microcosmo all’interno di un macrocosmo e quindi soggetta, come ogni organismo, all’influsso delle energie terrestri e cosmiche possiamo facilmente notare come un metodo agricolo che promuova la vitalità del suolo con i benefici che comporta al livello radicale e la biodiversità dell’ambiente sia un favoloso volano per generare delle uve assolutamente connesse con le unicità del territorio stesso. Infatti, la vite è una pianta che ben si sposa con i principi e l’applicazione della biodinamica. Se pensiamo a tutte le migliaia di varietà selezionate nel corso dei millenni in centinaia di territori diversi, in base al clima, al tipo di suolo, ognuna con le più svariate tecniche di allevamento e gestione della pianta, ci rendiamo conto come l’essenza e l’espressione della vite, dell’uva e infine del vino siano frutto del legame intimo con l’ambiente dove è l’uomo a cercare di interpretare e accompagnare questo processo dalla cura del suolo alla vinificazione.

Perché scegliere vini biodinamici?

Sicuramente perché sono prodotti nel rispetto dell’ambiente, del consumatore e degli stessi agricoltori, inoltre possiamo dire che i preparati biodinamici permettono alla vigna di esprimersi meglio, portando sul piano materiale le forze che fanno vivere il suolo e che stanno dietro la fotosintesi. La fotosintesi è sostanzialmente la trasformazione di un mondo intangibile in un mondo tangibile, la luce e il calore diventano materia, legno, uva. La biodinamica permette una buona incarnazione. Se un’uva è ben incarnata troveremo nel mosto un equilibrio di forze e informazioni che fanno in modo che in cantina ci siano poi poche cose da fare.

La vinificazione naturale

Esistono due categorie di vino, nella prima la lingua della vigna (cioè il legame con il suolo e con l’atmosfera) è stata rovinata dalle molecole di sintesi con un conseguente avvelenamento della linfa ad opera dei prodotti sistemici, la distruzione della vita del suolo e del lavoro delle radici. Questo approccio dona un raccolto atipico e disinformato, in cantina si farà un buon vino non marcato dal suo luogo d’origine e in cui la tecnologia permette di correggere tutti i parametri, dagli aromi al colore del vino. La seconda categoria è quella dei vini della vigna, quelli in cui la vigna può parlare e in cui in cantina si interviene minimamente, tutto si svolge secondo la qualità del luogo, del terroir. Il vino sarò più o meno grande, ma sempre emozionante. Di questi vini il mercato non saprà dire “buono” o “cattivo” ma dirà che è un vino vero.

Fare agricoltura seguendo il metodo biodinamico ha reso possibile vedere il processo produttivo con occhi diversi. Portare a maturazione uve più equilibrate e prive di sostanze chimiche di sintesi ci ha spinto a cercare un metodo di vinificazione che ne conservasse fedeli ed integre le caratteristiche. È così che, di anno in anno, abbiamo iniziato ad eliminare i coadiuvanti enologici come gli enzimi, i tannini ed i lieviti selezionati.

Le uve vengono raccolte a mano in piccole cassette per evitare che possano rovinarsi durante il trasporto. All’arrivo in cantina sono diraspate e da questo momento ogni vasca segue il suo corso senza vincoli di protocollo prestabiliti, senza aggiunta di lieviti selezionati ed altri additivi ad eccezione, se lo riteniamo necessario, di minime dosi di solfiti. Il nostro ruolo è diventato così quello di interpreti sensibili che, grazie alle conoscenze moderne, possono gestire in modo non invasivo le fermentazioni, regalando al consumatore vini autentici ambasciatori del territorio, nati da un processo esclusivamente naturale

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